Resto del Carlino (ed. Ravenna) domenica, 05/07/26
NEGOZI ETNICI, ASCOM ALL'ATTACCO «IL COMUNE NE LIMITI LE APERTURE TUTELIAMO LE NOSTRE BOTTEGHE»

In attesa dell'inaugurazione di un kebab in via Diaz, Confcommercio scrive a Palazzo Merlato «Si privilegi la qualità evitando realtà non coerenti con il contesto urbano del centro storico»

Stop ai negozi etnici e agli esercizi privi di «qualità» e «tipicità» commerciali e valorizzazione, invece, dei punti vendita più consoni al centro storico per evitare il degrado che consegue all'avvio di attività 'mordi e fuggi' o poco confacenti alle attese di qualità che si respira tra i monumenti Unesco di Ravenna. Il tutto abbinato a incentivi da una parte e sconti fiscali dall'altra per le attività di qualità.
Alla vigilia dell'apertura di un nuovo kebab in via Diaz, Confcommercio Ravenna rompe gli indugi e mette nero su bianco le richieste all'amministrazione comunale perché non faccia mancare il suo intervento regolamentare al pari di quel che è stato fatto a Bologna o a Venezia. Il documento è stato inviato al sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni e agli assessori competenti e «il nostro obiettivo - spiega il presidente di Ascom Ravenna Mauro Mambelli - è quello di salvaguardare il valore del commercio tradizionale di vicinato e delle imprese turistiche, artigiane e di servizio che rappresentano la vera identità del territorio e noi, come Confcommercio Ravenna, nell'ambito della nostra funzione di rappresentanza delle imprese, del commercio, del turismo, dei servizi e dell'artigianato presenti nella città di Ravenna, riteniamo prioritario promuovere politiche volte alla tutela, valorizzazione e qualificazione del centro storico cittadino». Del resto, le esperienze già avviate in importanti realtà urbane quali Bologna e Venezia, ma non solo, dimostrano come sia possibile intervenire efficacemente attraverso strumenti regolatori mirati, finalizzati a preservare il tessuto economico tradizionale e a contrastare fenomeni di progressiva banalizzazione dell'offerta commerciale.
Alla luce di tali esperienze, si ritiene opportuno avviare anche nel Comune di Ravenna un percorso strutturato di regolamentazione e qualificazione delle nuove aperture nel centro storico. «Il centro storico - si legge nella nota inviata al sindaco - è il 'salotto della qualità e della tipicità della città' un luogo che deve esprimere identità territoriale, qualità dell'offerta commerciale; equilibrio tra funzioni economiche e sociali; elevata attrattività per cittadini e visitatori». E proprio per questo occorre contrastare la desertificazione commerciale determinati da: cessazione di attività storiche e tradizionali; progressiva diffusione di esercizi standardizzati a basso valore aggiunto; perdita di diversificazione dell'offerta. Inoltre, la diffusione non regolata di attività di bassa qualità può incidere negativamente sulla percezione di sicurezza, influenzando le modalità di fruizione del centro da parte di cittadini e visitatori».
In questo senso, Confcommercio Ravenna propone l'adozione di politiche finalizzate a salvaguardare l'identità storico-culturale del centro urbano, contrastare la desertificazione commerciale attraverso il rafforzamento della qualità, mantenere elevati livelli di decoro urbano e sicurezza percepita. Per queste ragioni, Confcommercio Ravenna «propone - si legge nella nota - l'introduzione di misure che prevedano il divieto di nuove aperture, nel centro storico, per attività di somministrazione a basso valore aggiunto e standardizzate, esercizi con preparazioni alimentari standardizzate, che per caratteristiche produttive si coniugano difficilmente con un'offerta gastronomica di qualità e non coerenti con il contesto urbano del centro storico, negozi non qualificati e non specializzati evitando esercizi che vendono la cosiddetta paccottiglia, distributori automatici h24 di bevande e alimenti».
Ascom ritiene, infine, indispensabile affiancare alle misure regolatorie un sistema di politiche attive volte a favorire l'insediamento e il mantenimento di attività di qualità con incentivi economici quali: contributi a fondo perduto per nuove attività coerenti con gli obiettivi di qualità riduzioni sulla fiscalità locale per i primi 3 anni di attività sostegno agli investimenti per riqualificazione dei locali.
Giorgio Costa.

 

 

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