ILLEGALITÀ, “STANGATA” DA 41 MILIARDI PER COMMERCIO E PUBBLICI ESERCIZI

 

Indagine Confcommercio sui fenomeni illegali: crescono abusivismo, contraffazione e taccheggi, a rischio 284mila posti di lavoro regolari nel 2025. Sangalli: "Sicurezza e legalità sono la base della libertà d'impresa"

 

Nel 2025 l’illegalità è costata alle imprese del commercio e dei pubblici esercizi circa 41 miliardi di euro, e a messo a rischio 284mila posti di lavoro regolari. È quanto emerge da un’indagine dell’Ufficio Studi di Confcommercio, presentata durante la tredicesima edizione della Giornata nazionale ‘Legalità, ci piace’ con la partecipazione del presidente di Confcommercio Carlo Sangalli e del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Nel corso del convegno, il vicepresidente di Anci Stefano Locatelli, la vicepresidente di Confcommercio con delega alla Legalità e Sicurezza, Patrizia Di Dio e il comandante provinciale dei Arma dei Carabinieri di Roma Marco Pecci hanno affrontato il tema della sicurezza urbana, soffermandosi sulle principali criticità che interessano le città italiane. Al centro degli interventi, il contrasto alla criminalità, alle rapine, agli episodi legati alla mala movida e al degrado urbano, con particolare attenzione alla necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni, forze dell’ordine e amministrazioni locali per garantire maggiore sicurezza ai cittadini e alle attività commerciali. Al termine dell'evento è stato consegnato il Premio Legalità al Procuratore Capo della Repubblica di Palermo, Maurizio De Lucia.

Tra le principali voci di costo figurano l’abusivismo commerciale, che pesa per 10,5 miliardi di euro, l’abusivismo nella ristorazione con 8,5 miliardi, la contraffazione con 5 miliardi e il taccheggio con 5,4 miliardi. A queste perdite si aggiungono anche i costi legati alla criminalità organizzata e alla cyber criminalità.

Secondo l’indagine, il 29% delle imprese del terziario ritiene che la sicurezza sia peggiorata. I fenomeni criminali percepiti come più in crescita sono i furti, seguiti da vandalismi, aggressioni e rapine. Inoltre, tre imprenditori su dieci temono che la propria attività possa essere colpita da episodi criminali.

Preoccupa anche il fenomeno delle baby gang, segnalato dal 22,8% delle imprese intervistate. Un’attività su tre teme invece gli effetti della cosiddetta “mala movida”, soprattutto per il degrado urbano, i danneggiamenti e l’aumento della microcriminalità.

L’abusivismo e la contraffazione penalizzano quasi sette imprese su dieci. Le conseguenze principali riguardano la concorrenza sleale, la riduzione dei ricavi e la perdita di competitività. Questi fenomeni rappresentano una delle principali criticità per il settore del commercio e dei pubblici esercizi.

Il taccheggio continua a essere uno dei fenomeni più diffusi: oltre sei imprese del commercio su dieci dichiarano di subirlo e quasi una su cinque ne è vittima più volte a settimana o addirittura ogni giorno. I prodotti maggiormente rubati sono cosmetici, abbigliamento, accessori moda, piccola elettronica e alimentari confezionati.

Per contrastare questi fenomeni, quasi nove imprese su dieci hanno investito in sistemi di sicurezza, soprattutto in videosorveglianza e allarmi antifurto. L’indagine sottolinea inoltre il forte legame tra commercio e sicurezza urbana.

Il ruolo dei negozi nella sicurezza urbana

Secondo la maggioranza degli imprenditori, una città con negozi aperti è percepita come più sicura. Al contrario, la chiusura delle attività commerciali favorisce il degrado urbano, il vandalismo e la diffusione della microcriminalità.

Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, ha sottolineato il valore della collaborazione tra istituzioni, imprese e società civile nella difesa della legalità e della sicurezza e ha posto l’attenzione sul tema dell’etica d’impresa. “Sono imprese che creano valore sui valori”, ha osservato, spiegando che l’etica “precede e rafforza la legalità”. Ha quindi ribadito l’impegno di Confcommercio nel rappresentare imprese che “scelgono ogni giorno il mercato regolare, la concorrenza leale e la collaborazione con le istituzioni e con le Forze dell’Ordine”, rifiutando “abusivismo, illegalità e scorciatoie”. 

“L’illegalità lavora come un tarlo silenzioso”, ha affermato, “consuma dall’interno la fiducia, la concorrenza leale e la qualità della vita economica”, colpendo soprattutto i territori più fragili. Ampio spazio è stato dedicato anche al tema della sicurezza urbana. Sangalli ha osservato che “una città percepita come insicura scoraggia i consumi, riduce gli investimenti, allontana le persone e accelera la desertificazione commerciale”. Ha inoltre evidenziato come “oggi conta certamente il numero dei reati effettivi, ma conta anche la percezione di insicurezza, perché modifica i comportamenti delle persone”. 

Il presidente di Confcommercio ha però rimarcato anche gli sforzi compiuti dagli imprenditori per difendersi: “Quasi nove imprese su dieci hanno adottato sistemi di allarme e videosorveglianza, misure antitaccheggio e protezione”. “Gli imprenditori stanno facendo la loro parte”, ha aggiunto, “ma non possiamo accettare che il presidio della legalità diventi per loro un costo ordinario d’impresa”. Sangalli ha quindi ribadito che “la sicurezza rimane una responsabilità pubblica” e deve essere costruita attraverso “una collaborazione forte tra istituzioni, enti locali, Forze dell’Ordine e rappresentanze economiche”. Nel finale del suo intervento, il presidente di Confcommercio ha evidenziato il valore sociale delle attività commerciali di prossimità. “Un negozio aperto non è soltanto un luogo di vendita”, ha detto. “È luce accesa, presenza, relazione, controllo spontaneo del territorio, sicurezza percepita e reale”. “Ogni saracinesca che si abbassa non è soltanto un’impresa che chiude”, ha concluso Sangalli. “È un punto di vita della città che si spegne ed è un pezzo di comunità che si indebolisce”.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è intervenuto alla Giornata nazionale di Confcommercio “Legalità ci piace”, definendo l’iniziativa “un’occasione importante per riflettere sui temi della legalità e della sicurezza e sul confronto tra imprese e istituzioni”. Nel suo intervento, Piantedosi ha sottolineato come sicurezza e legalità rappresentino “condizioni indispensabili per un tessuto produttivo sano”, evidenziando il legame diretto tra tutela delle attività economiche, crescita e coesione sociale. Il ministro ha poi richiamato l’attenzione sul tema della percezione della sicurezza, definendolo “un elemento fondamentale”. “Resta un deficit di fiducia che le istituzioni devono colmare”, ha osservato, spiegando che il senso di insicurezza può incidere profondamente sulla vita delle comunità e sulle attività economiche, anche al di là dei dati oggettivi sulla criminalità. Piantedosi ha inoltre evidenziato come il concetto stesso di sicurezza pubblica si sia evoluto nel corso degli anni.

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